Elezioni europee e recupero crediti

Il 26 maggio 2019 si sono svolte le elezioni europee per rinnovare la composizione del parlamento europeo.

La nostra società, oltre ad augurare buon lavoro agli eletti di tutti gli stati membri, vorrebbe rappresentare quelle che sono le necessità impellenti di tutela del credito avvertite da molte imprese e di riflesso dagli operatori del settore del recupero crediti.

Uno dei presupposti fondamentali perché vi sia un’unione economica è che vi sia un’unione giuridica che tuteli gli operatori del mercato comune.

Attualmente a livello comunitario non vi alcun tipo di armonizzazione giuridica, sopratutto per quello che riguarda il recupero crediti.

Il settore del recupero crediti è di particolare importanza in quanto consente alle imprese di fornire merci o servizi con pagamento differito con la sicurezza di ricevere il pagamento.

Decreto ingiuntivo europeo

Ad oggi, l’unico tentativo di armonizzazione ha riguardato l’introduzione del decreto ingiuntivo europeo.

Purtroppo però l’armonizzazione l’armonizzazione conseguente all’introduzione del decreto ingiuntivo è stata superficiale.

In particolare non sono sono stati armonizzati la tassazione, le tempistiche di emissione, le modalità di notifica e le tempistiche di prescrizione dei crediti.

Figura particolarmente disomogenea è quella del soggetto che materialmente esegue i pignoramenti.

In alcuni paesi infatti l’ufficiale giudiziario è un soggetto pubblico, in altri un privato, con tutto quello che ne consegue in materia di poteri e prerogative.

Unico aspetto in cui si riscontra un’armonizzazione è quello degli interessi moratori.

A causa di tale assenza di armonizzazione l’imprenditore in ciascun paese in cui si trova ad operare dovrà confrontarsi con regimi giuridici diversi.

Gli addetti commerciali della società, ogni volta che si interfacciano con un cliente estero sono costretti a spiegare che in Italia per ottenere un decreto ingiuntivo bisogna pagare il contributo unificato e una volta ottenuto bisogna pagare l’imposta di registro.

Le procedure esecutive

L’aspetto più grave riguarda l’assenza di armonizzazione delle procedure esecutive.

In altre parole il creditore potrà adoperare la procedura europea per il decreto ingiuntivo, ma dovrà adoperare le procedure vigenti nei singoli paesi per avviare la procedura di pignoramento.

Tale scelta normativa è folle in quanto il creditore rimane sprovvisto di supporto normativo proprio nella fase più delicata della procedura di recupero crediti giudiziale.

Quando infatti bisogna recuperare effettivamente le somme effettuando un pignoramento immobiliare oppure un pignoramento presso terzi il creditore deve adoperare le procedure previste dal singolo stato membro.

Questa lacuna impedisce alle aziende di poter avere procedure di gestione dei crediti aziendali uniformi.

A seconda del paese in cui si opera infatti l’azienda dovrà effettuare procedure esecutive differenti con costi e tempi differenti.

Le procedure concorsuali

L’aspetto più grave tuttavia riguarda l’assenza di armonizzazione delle procedure concorsuali.

I requisiti per richiedere il fallimento del debitore variano da stato a stato.

Sono parimenti variabili i tempi e la durata di una procedura fallimentare.

E’ evidente che questa confusione condiziona i flussi di merce e le politiche di esportazione.

In un paese in cui la gestione del credito è più complicata le aziende non vorranno esportare, mentre preferiranno intrattenere rapporti con paesi in cui le procedure di recupero sono più snelle.

Appare evidente che con queste disparità nel regime di tutela del credito l’unione economia rimane solo sulla carta.

 

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