Conflitto di interessi e pignoramento

Il conflitto di interessi è una delle piaghe peggiori che affliggono il nostro paese.

Un caso di conflitto di interessi di cui nessuno parla è quello in cui versa il terzo pignorato, soggetto che da una parte deve salvaguardare gli interessi del creditore, ma dall’altra ha rapporti (alle volte molto stretti) con il debitore.

Esempio classico è la banca che quando diviene destinataria della notifica di un pignoramento presso terzi deve bloccare il conto del proprio cliente e mettere a disposizione del creditore le relative somme.

Appare evidente che in questo caso la banca è divisa tra due esigenze: tutelare il cliente e rispettare la legge.

Stesso discorso vale per il datore di lavoro nel caso del pignoramento dello stipendio.

Anche il datore di lavoro è diviso tra l’interesse alla salvaguardia del proprio dipendente e il rispetto della legge.

Il sabotaggio del terzo

Vediamo come in concreto il terzo pignorato può sabotare la procedura di recupero crediti.

Una volta effettuato il pignoramento, il creditore ha 30 giorni dalla data di restituzione dell’atto di pignoramento da parte dell’ufficiale giudiziario per iscrivere a ruolo la procedura e non farla estinguere.

Purtroppo la scelta di iscrivere a ruolo la procedura non è una scelta economicamente neutra.

Al momento dell’iscrizione della procedura, difatti, il creditore deve pagare altre marche da bollo e versare un nuovo contributo unificato.

Appare evidente che ne caso in cui il pignoramento non abbia avuto un esito positivo tale iscrizione a ruolo è del tutto inutile.

La banca allora, per tutelare il proprio cliente può omettere la dichiarazione, mettendo il creditore davanti alla prospettiva di spendere altro denaro investendo su una procedura probabilmente infruttuosa.

Davanti ad un’assenza di dichiarazione il creditore molto spesso decide di abbandonare la procedura di recupero crediti, salvando in questo modo il debitore.

Altra scorrettezza molto spesso praticata consiste nell’avvisare in anticipo il debitore dell’arrivo del pignoramento, mettendolo in condizione di far sparire il denaro presente sul conto.

Anche il datore di lavoro ha vari sistemi per sabotare la procedura.

Il più diffuso consiste nel’accordarsi con il dipendente per un licenziamento seguito da una nuova assunzione da parte di un diverso soggetto.

Altro metodo molto diffuso consiste nella riduzione fittizia dell’orario di lavoro del dipendente.

Effetti devastanti

Appare evidente che tale conflitto di interessi rende estremamente difficoltose le procedure di recupero crediti creando gravissimi problemi agli operatori del settore.

 

 

 

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