Il carcere per debiti

Molti ordinamenti giuridici prevedevano la privazione della libertà personale per il soggetto che non pagava i propri debiti.

Nel diritto romano per esempio vi era l’istituto dell’Addictus in forza del quale il debitore insolvente diveniva schiavo del proprio creditore.

La privazione della libertà personale del creditore si è perpetuata in tutta la storia dei regimi giuridici europei.

Basti pensare che nel 800′ provarono il carcere per debiti illustri personaggi come il filosofo Stirner.

La legislazione italiana

I regimi giuridici descritti non sono sicuramente un modello da imitare, tuttavia, nell’attuale momento storico in Italia abbiamo raggiunto l’estremo opposto.

Attualmente in Italia i diritti di credito non sono tutelati da alcuna norma penale.

Un soggetto che ordina della merce senza pagarla non commette reato in quanto il mancato pagamento è considerato un semplice inadempimento contrattuale.

Nessuna sanzione penale è prevista nel caso di cambiali e assegni non pagati.

Le uniche sanzioni penali ancora in vigore sono quelle connesse alle procedure concorsuali.

Nel coso di fallimento dell’azienda infatti il legale rappresentante o l’imprenditore (qualora fallisca una ditta individuale) rischiano una condanna per bancarotta semplice o fraudolenta a seconda dei casi.

Appare evidente che il recupero crediti in questo contesto normativo è quantomai difficoltoso e inefficace.

Modifiche da attuare

Il sistema legislativo italiano dovrebbe subire alcune incisive modifiche per agevolare il recupero crediti e garantire finalmente a privati e aziende un tutela del credito adeguata.

In primo luogo dovrebbe essere introdotta una sanzione penale che punisca il soggetto che dolosamente non paga i proprio debiti.

Il carcere per debiti applicato a soggetti che incolpevolmente si trovano nel’impossibilità di pagare i propri debiti è un istituto aberrante.

Altra cosa è la punizione penale per il soggetto che in maniera dolosa e preordinata si mette nella condizione di non pagare dipendenti e fornitori.

In secondo luogo sarebbe opportuno diminuire il numero di tasse e balzelli connessi al recupero crediti.

Azzerare le tasse del giudizio e il contributo unificato, ridurre il costo dell’ufficiale giudiziario per effettuare un pignoramento.

Sarebbe inoltre necessario rendere più snella e rapida la procedura di recupero crediti giudiziale. Come?

Vincolare i Giudici a tempi massimi per l’emissione del decreto ingiuntivo e concessione della formula esecutiva, rendere più semplice le notifiche degli atti, eliminare l’obbligo di notifica dell’atto di precetto, uniformare il tempo di prescrizione delle varie tipologie di crediti.

Imporre che l’assegnazione delle somme a seguito di un pignoramento presso terzi debba essere effettuata dai giudici entro 30 giorni dall’iscrizione a ruolo della procedura e non abbia la durata di anni.

Con poche semplici norme si potrebbe tutelare in maniera efficace milioni di persone per bene che quotidianamente vengono derubati da soggetti disonesti e allo stesso tempo rendere più agevole il lavoro delle società di recupero crediti.

Queste semplici modifiche normative farebbero venir meno il paradosso di un debitore impunemente in fuga e di un creditore abbandonato dallo Stato.

 

 

 

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