Desideri per l’anno nuovo

Con l’arrivo del nuovo anno anche noi operatori del recupero crediti abbiamo la nostra lista di desideri che speriamo che si realizzino.

Il principale desiderio che accomuna tutti gli operatori del settore è la speranza di una profonda riforma della tassazione in materia di recupero crediti.

Per il 2020 sarebbe auspicabile che l’agenda di governo iniziasse ad occuparsi del problema della pressione fiscale sul recupero crediti.

Il nostro sistema fiscale è governato dal principio della capacità contributiva costituzionalmente prevista dall’art. 53 della Costituzione.

Il principio della capacità contributiva implica che lo stato possa imporre una tassa solo qualora il soggetto da tassare manifesta la capacità di pagare la tassa di cui lo Stato pretende il pagamento.

Tassare un’azienda che non è stata pagata e deve recuperare del denaro è un controsenso.

Oltre ad essere giuridicamente scorretto tassare l’attività di recupero crediti è anche economicamente illogico.

Un soggetto, nella maggior parte dei casi, non paga in quanto non ha denaro per pagare.

Gravare l’attività di recupero crediti di molte tasse vuol dire gravare un soggetto che non ha denaro di ulteriori spese che finiranno solo per aggravare ulteriormente il suo stato di crisi.

Espressione massima di questa follia è l’imposta di registro.

 

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